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  • : IHS. Parousie, blog de Patrick ROBLES
  • IHS. Parousie, blog de Patrick ROBLES
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  • Patrick ROBLES le Franc-Comtois
  • O Dieu ! Aie pitié de moi dans ta bonté ; selon ta grande miséricorde, efface mes transgressions. Have mercy upon me, O God, according to thy lovingkindness: according unto the multitude of thy tender mercies blot out my transgressions. Ps 51 (50)
  • O Dieu ! Aie pitié de moi dans ta bonté ; selon ta grande miséricorde, efface mes transgressions. Have mercy upon me, O God, according to thy lovingkindness: according unto the multitude of thy tender mercies blot out my transgressions. Ps 51 (50)

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22 mai 2010 6 22 /05 /mai /2010 11:12

mc-solaar.jpgClaude M'Barali

né le 5 mars 1969 à Dakar (Sénégal) 

 

 

 

 

Armand est mort

 


Fait divers en plein été,


de galères en galères, Armand s'est retrouvé clochard ;


pourtant, depuis tant d'années,


son job perdu, il avait recherché ;


abandonné de sa femme et de son chien Albert,


mort lors d'une dispute d'un coup de revolver ;


et dans le quartier, révolté, rebelle de dernière heure,


la quarantaine dépassée, il est seul et il pleure ;


il est trop tard pour s'intéresser à son triste sort :


Armand est mort (bis).


Pourtant, dix ans auparavant, devant ses enfants,


leur enseignant l'amour et le respect des parents,


la haine de l'avarice dans ce monde dément,


Armand passait du bon temps ;


accident du travail, quelques indemnités,


il retrouve un emploi, puis est licencié ;


invité au mariage de sa femme,


Armand perd au tribunal la garde des enfants ;


il est trop tard pour s'intéresser à son triste sort :


Armand est mort (bis).


Avant sa fin, il habitait une belle propriété,


avec vue sur la mort, un asile de paumés ;


avant sa fin, avant sa mort, il en fut délivré ;


laminé, décervelé, lobotomisé ;


il est trop tard pour s'intéresser à son triste sort :


le pauvre Armand est mort (bis).


MC Solaar, album "Qui sème le vent récolte le tempo", 1991.

 


N.B. : Je dédie cette chanson à tous "les petits, les obscurs, les sans-grade", aux écorchés vifs, aux échoués de la vie, aux gueules cassées, trop souvent oubliés ou méprisés par notre temps.

Patrick, l'auteur du blog.

 

 

 

 

 

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21 mai 2010 5 21 /05 /mai /2010 19:45

Père Guy Gilbert à la Bergerie de Faucon, été 2004

 

 

D'après le feuilleton "La ferme de l'Espérance" sur le site

 


http://www.lejourduseigneur.com

 

 

Bergerie de Faucon

 

 

Soeur-Emmanuelle--et-le-Pere-Guy-Gilbert.jpg

 

 

Site officiel du Père Guy Gilbert

 

 

Nouveau site de Guy Gilbert

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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20 mai 2010 4 20 /05 /mai /2010 18:26

Don-Adriano-Gennari-2--parousie.over-blog.fr.jpg

Don Adriano Gennari

né le 11 août 1943 à Roverchiara

(Province de Vérone, Région de Vénétie)

 

 

Flag-of-Veneto.png

 


Fondateur, le 11 novembre 1997,

de l'Association de Volontariat

"Cénacle Eucharistique de la Transfiguration"

- O.N.L.U.S.

(Associazione di volontariato

"Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione")

 


Roverchiara-Stemma

 


  "La vraie prière aime le silence."

 


"L'Eucharistie est l'Amour total de Dieu le Père qui se donne en Jésus-Christ, dans l'Esprit Saint, à l'homme ; c'est un aliment qui le nourrit, le réconforte, le renforce, le guérit et le libère".


Citations traduites de l'italien.

 

 

italie.gif


Biografia

 

"Don Adriano Gennari, uomo di umili origini e di grande fede, è sacerdote di san Giuseppe Benedetto Cottolengo.


Nacque l'11 agosto 1943 a Roverchiara, piccolo e povero paese della provincia di Verona, immerso nella campagna, dove quasi tutte le famiglie si mantenevano lavorando la terra. Secondogenito di cinque figli, visse in una famiglia di tipo patriarcale, composta anche dai nonni paterni e da due zii; una famiglia molto povera, ma ricca di calore umano, di affetto e di amore per i figli, di genuina e semplice religiosità. La sua casa era costruita con materiali modesti ed era sprovvista di acqua, di riscaldamento, di servizi e il buio veniva rischiarato da lampade a petrolio.


Il piccolo Adriano venne battezzato il 26 agosto 1943 nella chiesa di san Zenone in Roverchiara; ricevette il dono della prima Comunione il 30 aprile 1950 e il sacramento della Cresima il 28 settembre dello stesso anno.


Frequentò la scuola materna e, dopo aver conseguito la licenza elementare, i genitori decisero di emigrare in Piemonte e precisamente a San Benigno Canavese, nei pressi di Torino, per dare ai cinque figli la possibilità di trovare un lavoro e condurre conseguentemente una vita più dignitosa e meno povera.


A dodici anni Adriano lasciò la famiglia per prestare il suo servizio lavorativo presso l'Istituto salesiano di Valsalice dove rimase per circa due anni. Iniziò subito dopo a lavorare come apprendista elettricista ed elettrobobinista presso due ditte di San Benigno Canavese e, dopo alcuni anni, come meccanico tornitore e fresatore presso una ditta di Settimo Torinese e a Torino. Contemporaneamente frequentò una scuola professionale serale, che gli permise di conseguire l'attestato di aggiustatore meccanico e di essere assunto come operaio alla Fiat Mirafiori.


Nel 1964 partì per il servizio militare della durata di quindici mesi che assolse nella caserma degli Alpini di Bra. Lì conobbe un sacerdote del seminario che diventò la sua guida spirituale, aiutandolo a capire i primi segni della sua vocazione. All'età di 25 anni, dopo un intenso cammino spirituale, sostenuto dalla preghiera e dalla vita sacramentale, il giovane Adriano decise di chiedere alla Fiat un anno di aspettativa per verificare e consolidare la forte chiamata alla vita sacerdotale. Nel 1967 lasciò il lavoro in fabbrica per meditare sulla sempre più chiara vocazione. Così per vagliarla e metterla alla prova, chiese di entrare nel nascente seminario per le vocazioni adulte della diocesi di Torino, diretto da don Barra e da don Falletti, unitamente ad alcuni giovani anch'essi provenienti dal mondo del lavoro.


In quel periodo ogni sabato notte Adriano si recava alla Piccola Casa della Divina Provvidenza per svolgere il suo servizio di volontariato nelle varie corsie. Questa esperienza segnò la sua vita, determinando in seguito la decisione di entrare a far parte della Congregazione dei Sacerdoti di san Giuseppe Benedetto Cottolengo. Avendo conseguito soltanto la licenza elementare, riprese gli studi con fatica, ma con grande tenacia. Ottenne così il diploma di abilitazione magistrale e, affascinato dal carisma cottolenghino, si trasferì presso il seminario della Piccola Casa della Divina Provvidenza per intraprendere gli studi di filosofia e di teologia. La sua formazione vocazionale adulta si è realizzata con l'ordinazione sacerdotale avvenuta il 26 giugno 1976 all'età di 33 anni. Contemporaneamente chiese di far parte della Società dei Sacerdoti di san Giuseppe Benedetto Cottolengo e, dopo aver trascorso il periodo di prova stabilito dagli Statuti, venne in essa accolto. Il 22 ottobre 1976 conseguì anche il diploma in Mariologia che gli è stato rilasciato a nome della Pontificia Facoltà Teologica "Marianum" di Roma, presso il santuario della Consolata in Torino, da Sua Eminenza l'Arcivescovo Michele Pellegrino e da Max Thurian della fraternità di Taizé. Il 17 giugno 1981 conseguì la licenza in Teologia con specializzazione in "Teologia della Vita Religiosa", presso la Pontificia Università Lateranense - Istituto della Teologia della Vita Religiosa "Claretianum" di Roma. Inoltre ha frequentato, presso l'Istituto Patristico Augustinianum due corsi di spiritualità relativi alla "preghiera dei Salmi" e al "Vangelo di Giovanni". Nel settembre del 1981 ricevette l'incarico di docente di materie letterarie presso la scuola media del Cottolengo di cui diventò preside nel 1994. Nello stesso anno assunse anche l'incarico di insegnante di religione presso la scuola Verga di Torino. Dall'anno 2000 è responsabile della pastorale del malato presso la Casa di Cura della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino.


È iniziatore e animatore del “Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione”, comunità di fede in cammino, e fondatore della omonima Associazione di volontariato – O.N.L.U.S.


Unitamente alla sua Associazione ha dato vita:


a) al “Centro di Spiritualità del Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione” con sede nell’antico Monastero abbaziale cistercense di Casanova (Carmagnola - Torino);


b) a due “Centri di ascolto” rispettivamente in Torino – via C. Bossi, 28 e presso il Monastero di Casanova;


c) alla mensa festiva dei poveri in Torino – via Belfiore, 12;


d) alla distribuzione dei pacchi famiglia ogni mercoledì in Torino – via Belfiore, 12."


Sede legale dell’Associazione:

Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione O.N.L.U.S.

Via C. Bossi, 28 - 10144 Torino

tel. 011.4377070 - tel. e fax 011.4734342


Sito internet:

www.cenacoloeucaristico.it


E-mail:

cenacolo@arpnet.it

 


Lettere di Don Adriano

 

 


"La preghiera è un canto d'amore animato dallo Spirito Santo e sostenuto dal dono della fede. È l'incontro dell'uomo con Dio, Padre di infinita bontà, fonte di vita e di grazia. È un colloquio dell'uomo con lui.

"È uno slancio del cuore, uno sguardo gettato verso il cielo un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia". (Santa Teresa di Gesù Bambino)


"Chi impara a pregare impara a vivere" (S.Agostino)


È lo Spirito Santo che muove l'uomo a cercare Gesù Cristo, il Figlio di Dio che ci orienta a Dio, Creatore e Signore di tutta l'umanità. Come può lo Spirito di Dio essere la "nostra vita" se il nostro cuore è lontano da lui? "Niente vale quanto la preghiera: essa rende possibile ciò che è impossibile" (S.Giovanni Crisostomo)


La preghiera vera è quella in cui vi è più amore. È quella che viene vissuta nella carità di Cristo in un servizio amorevole ai fratelli e alle sorelle che ci circondano. "Chi ama Dio e il prossimo prega incessantemente, unisce la preghiera alle opere e le opere alla preghiera" (Origene).


"La preghiera mantiene l'equilibrio del mondo, riconcilia con Dio, genera lacrime sante è ponte sulle tentazioni, muro tra noi e le afflizioni; allontana le lotte dello spirito, è la beatitudine futura, è sorgente delle virtù, è illuminazione della mente, è scure contro la disperazione, è segno di speranza, è vittoria sulla tristezza, è indicazione della strada la percorrere, è disvelamento dei beni futuri ed è pegno di gloria" (Giovanni Climaco).

Solo chi prega intensamente ama, solo chi ama davvero prega.

Tu prega, ed avrai la gioia di vivere, di amare e di perdonare."


Don Adriano.

 

 


"La vera preghiera ama il silenzio"


"L'atmosfera di spiritualità, percettibile in questo Monastero abbaziale, suscita nel cuore dell'uomo la gioia, la pace e la mistica serenità; risveglia nell'animo il desiderio di rivivere l'antico fervore religioso dei monaci cistercensi, che, per secoli, qui hanno vissuto la loro vita di preghiera e di lavoro. Questo luogo benedetto ci invita a cercare il silenzio per pregare e per imparare a pregare; per ascoltare Dio, che parla nel segreto del cuore dell'uomo; per contemplare tutti i suoi prodigi compiuti per la salvezza di tutta l'umanità; per adorare la sua Presenza, viva ed operante, in Cristo Gesù nell'Eucaristia; per "perdere" tempo con Lui e poi spenderlo tutto nella carità di Cristo in favore degli altri; per essere assorbiti da Dio Padre, fonte di grazia e per non sottrarci agli impegni del quotidiano; per incontrare il Signore poiché ciò è indispensabile per farsi prossimo al bisognoso con il Suo e con il nostro amore, con la Sua e con la nostra tenerezza e bontà; per fare esperienza di un tempo di contemplazione e di stupore dinanzi alla grandezza e all'onnipotenza di Dio, che si rivela non solo nella creazione, ma anche nei Suoi interventi prodigiosi per le Sue creature intensamente amate.


"Nell'amore un silenzio vale più di un discorso", ci dice Pascal. e S. Agostino ammonisce dicendo: "Altra cosa è un lungo discorso, altra cosa un lungo amore.... Non mettiamo nella preghiera molte parole, ma molta preghiera" e potremmo aggiungere con convinzione: molta fede e molto amore. Pertanto restiamo in silenzio per pregare, sfidando il tempo e le lancette dell'orologio, per ritemprarci e per ricaricarci della vitalità e dell'amore di Dio Padre, di Cristo Gesù, dello Spirito Santo e per donarci con gioia in un servizio caritatevole ai fratelli sofferenti, bisognosi e malati. L'uomo della fretta, del "senza tempo"; l'uomo moderno, dell'informatica, della cibernetica, della computerizzazione, della globalizzazione non può non sentire forte la necessità di entrare nel silenzio per pregare, perché la preghiera lo fa crescere nel suo equilibrio spirituale e psicofisico, salvaguarda la sua identità e lo fa entrare in un "riposo rigenerante".


Il Monastero abbaziale è un luogo privilegiato per comprendere che solo l'uomo che prega ama, e solo chi ama, prega; che il tempo, tanto prezioso oggi, non manca più, perché ci si accorgerà di essere diventati, pregando, ricchissimi di tempo, tanto da poterne fare dono agli altri."


Don Adriano.

 


DON ADRIANO GENNARI (cell. 335.5930501)

donadriano@cenacoloeucaristico.it

 


Editoriali di Don Adriano

 


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DON ADRIANO GENNARI

 

"Oggi più che mai il mondo ha bisogno per vivere dell’amore di Dio. L'amore di Dio è vita per l'uomo. Se Dio cessasse di amare, il mondo e l'universo cesserebbero di vivere. Dio è amore. Se è amore non può non amare; anzi, direi, sa solo amare e tutto ciò che ha fatto, fa e farà è solo per amore". Lo afferma don Adriano Gennari di Torino, il sacerdote cottolenghino noto nel capoluogo piemontese per i carismi di guarigione e di liberazione con i quali il Signore benedice il suo ministero.


Il bene non fa rumore e la sua opera, partita come un granello di senapa, è cresciuta in silenzio e si è ingigantita, estendendo i suoi rami frondosi. La linfa che la nutre è la carità, le radici sono l'Eucaristia e un'incrollabile fiducia in Dio. "L'Eucaristia - afferma il sacerdote - è amore totale di Dio Padre che si dona in Cristo Gesù, nello Spirito Santo, all'uomo; è un cibo che lo nutre, conforta, rafforza, guarisce e libera”.


Incontriamo don Adriano nel suo Centro di spiritualità che sta sorgendo a Casanova di Carmagnola, nella periferia torinese: un grande atto di fede nella Divina Provvidenza. Nessuno ci credeva, racconta chi gli sta a fianco. Ma lui ci ha creduto e il progetto di Dio in pochi anni ha preso corpo e ha dell'incredibile. Qui il sabato mattina il sacerdote riceve i sofferenti nel corpo e nello spirito che cercano conforto e guarigione.


Ma come ha fatto la Provvidenza a condurlo fin qui? Il Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione ha avuto inizio spontaneamente a Torino nei primi anni novanta, quando don Adriano Gennari fu invitato da un gruppo di una ventina di persone, che si riunivano a pregare il rosario prima in casa e poi in chiesa, per animare e guidare l’incontro settimanale di preghiera, per celebrare l’Eucaristia seguita da un tempo di adorazione e per provvedere alle confessioni. Questi incontri si trasformarono in Cenacoli eucaristici e il Signore, fin da subito, ha donato numerosi segni del suo amore sanante, iniziando la serie di copiose guarigioni spirituali e fisiche che continuano tuttora, anche in casi umanamente disperati.


Per accogliere il sempre maggiore afflusso di devoti, il gruppo si è via via trasferito in chiese più capienti, finché si è stabilito nel Santuario dedicato proprio alla "Madonna della Salute", di Via Vibò a Torino, che contiene oltre tremila persone ed è la sede attuale dove ci si incontra per celebrare l’Eucaristia, il sacramento della Riconciliazione e per meditare sugli insegnamenti tenuti da vari teologi.


Per affrontare tutti i problemi contingenti alla gestione di questi affollati incontri di preghiera, don Adriano ha ritenuto indispensabile avere la collaborazione di volontari e, a tale scopo, l’11 novembre 1997 fondò l’Associazione di volontariato “Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione” – ONLUS.


Nel tempo è maturato il desiderio di trovare un ambiente più adatto al raccoglimento, un Centro dove organizzare incontri per i giovani, esercizi spirituali e giornate di ritiro in cui approfondire la Parola di Dio che illumina la vita e la "trasfigura"; gustare la gioia di celebrare l’Eucaristia; di stare in adorazione eucaristica in contemplazione, nel silenzio, alla presenza del Signore, secondo le finalità del Cenacolo.


Nel 1999 un'asta giudiziaria ha offerto l'occasione per realizzare il progetto: un Monastero abbaziale medievale abbandonato, a Casanova di Carmagnola (TO), già ricostruito nel 700, da restaurare e riedificare in parte, che l'Associazione ha coraggiosamente acquisito. Un complesso immenso.


C'è ancora tanto da fare, ma tanto è già stato fatto e ha del miracoloso. Attualmente sono già in funzione alcune camere da letto con servizi, diverse sale e saloni polivalenti, una bellissima cappella, un magnifico e artistico refettorio, che nelle grandi feste accoglie i meno abbienti e le persone sole. San Luigi Orione affermava che "la Madonna i suoi Santuari se li fa da sola", a indicare che i mezzi per i progetti di Dio li fornisce sempre la Divina Provvidenza. Anche qui a Casanova il progetto lo conduce il Signore, e la Provvidenza, che paga interessi altissimi, restituisce il cento per uno. Solo così si spiega come in poco tempo il Monastero abbaziale abbia già riacquistato, e forse superato, molto del suo antico splendore.


"C'è tanto bisogno di preghiera", ripete don Adriano, mentre contempla l'opera della Provvidenza e si interroga sugli imperscrutabili piani di Dio. Davanti a ogni statua del Cuore di Gesù e della Vergine Maria, che incontriamo nel labirinto dell'immenso complesso abbaziale, china il capo o si fa il segno di croce. E' tangibile la sua familiarità col divino; vive alla presenza del Signore, è un innamorato del Santissimo Sacramento e sta “consumando” attivamente la sua vita al servizio dei malati, sofferenti e bisognosi.


Quando si ama davvero e si ama molto, si inizia ad adorare. Amare molto e adorare sono due cose diverse, ma complementari. Diventano amore adorante e adorazione amante. Gesù nel tabernacolo è adorato solo da chi lo ama molto, ed è molto amato da chiunque lo adora. I santi, artisti ed esperti dell'amore, erano adoratori fedeli e ardenti di Gesù nel Santissimo Sacramento. L'adorazione eucaristica è sempre stata efficacemente considerata ciò che vi è di più simile al vivere eternamente alla presenza di Dio in cui consisterà tutto il nostro Paradiso. La differenza è solo nel velo che ci nasconde la visione della Realtà Divina, di cui la fede ci dona ferma certezza.

E Dio, intensamente amato e adorato nel Santissimo Sacramento, riversa le sue grazie per intercessione di don Adriano e di tutto il suo Cenacolo, di cui l'Associazione conserva le testimonianze. Alcune vengono pubblicate sul giornalino mensile che si può consultare anche sul sito internet. Il Signore, che è buono e grande nell’amore, lento all’ira e ricco di grazia, interviene con il suo potere misericordioso e compassionevole sulle sue creature più sofferenti e bisognose perché, come dice don Adriano, “Dio essendo amore, sa solo amare”.


Patrizia Cattaneo

 


Don-Adriano-Gennari--parousie.over-blog.fr.jpg

 

"È lo Spirito Santo che vivifica"

 

"Carissimi,

lo Spirito Santo è il dinamismo della nostra vita, del nostro operare, del nostro progettare, del nostro crescere nella vita spirituale, nella fede, nella speranza e nella carità. È stupendo ciò che il profeta Ezechiele ci dice in merito all’opera potente dello Spirito Santo nel cuore dell’umanità: l’azione vivificante dello Spirito si rilevò davvero vitale: «le ossa inaridite presero vigore…» (cfr Ez 37, 10).

Nel piano della grazia tutto dipende dall’amore dello Spirito Santo. La fede in Cristo Gesú, Figlio del Dio vivente, è sostenuta e illuminata dallo Spirito Santo: «se uno non nasce da acqua e spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3, 5), cioè nella pienezza dell’amore di Dio. Così la filiazione divina è opera meravigliosa dello Spirito Santo, «nel quale gridiamo: Abbà, Padre!» (Rm 8, 15).

L’esercizio della vera libertà nella carità è frutto dello Spirito Santo (cfr Gal 5, 13 ss).

Lo Spirito Santo è l’anima delle Chiesa, la guida, la purifica e la santifica nel suo evangelizzare le genti in un pellegrinaggio verso la pienezza dei tempi. È lo Spirito Santo che porta avanti il cammino, a volte faticoso, delle nostre famiglie, delle nostre comunità di vita, delle nostre fraternità. La vita secondo lo Spirito è opera stupenda dello Spirito Santo: «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio» (Rom 8, 14).

È bello ciò che preghiamo con il Salmo 51: la creazione dell’uomo nuovo, fedele alla grazia di Dio, mediante lo Spirito di Dio, amato ricreato e rinnovato. «Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo» (v 12). «Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso» (Vergine Immacolata (12-14).

L’opera dello Spirito Santo è permanente. Gesú è sempre operante mediante l’azione dello Spirito Santo: «Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione, mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati» (Is 61, 1).

Ecco il Risorto che annuncia a tutti noi: «Riceverete la forza nello Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra» (At 1, 8).

Questa è la grande missione che anche noi dobbiamo compiere nel nostro cammino di vita, una missione ricca dell’amore di Dio, della Sua misericordia e della Sua bontà. Lo Spirito Santo è pienamente dono d’amore di Dio in Cristo Gesú a tutta l’umanità; anche noi vogliamo esserlo, imitandoLo, a tutti coloro che il Signore ci pone a fianco e in particolar modo ai sofferenti, ai poveri, ai malati, agli abbandonati. Amen."

 

Don Adriano.

 

 

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18 mai 2010 2 18 /05 /mai /2010 20:37

 

 

 

Bandes-annonces du film "Des hommes et des Dieux" (Mars Films), présenté au festival de Cannes 2010, retraçant la vie des Moines de Tibhirine, en Algérie.


Avec Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Philippe Laudenbach, Olivier Rabourdin, Jacques Herlin, Sabrina Ouazani.


Scénario d'Etienne Comar et Xavier Beauvois.


Réalisation de Xavier Beauvois.


Article sur le testament du Père Christian de Chergé

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Diffusé sur http://www.ktotv.com
le 26/11/2009, dans l'émission
"Questions ouvertes" (durée : 26 mn).

"Les sept moines de Tibhirine étaient enlevés dans leur monastère de l'Atlas algérien le 27 mars 1996 et massacrés deux mois après. Les hypothèses les plus folles ont couru sur leur assassinat, sans que l'identité des auteurs de ces crimes ne soit révélée. Aujourd'hui, le gouvernement français à levé le secret défense sur des documents relatifs à cette tragédie. L'affaire va-t-elle prendre une nouvelle tournure ? Sera-t-il un jour possible à des religieux de vivre à nouveau dans cette région ?" (ktotv.com).

 

 

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14 mai 2010 5 14 /05 /mai /2010 22:47
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13 mai 2010 4 13 /05 /mai /2010 13:55

 

 

 

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13 mai 2010 4 13 /05 /mai /2010 08:19

Jesus-avec-un-enfant-et-la-colombe-de-l-Esprit-Saint--paro.gif

 

 

 

Puget-Théniers, 9 et 13 mai 2010




Poème à Jésus de mon fils de 5 ans


Gros bisous petit Jésus,

je Te fais un gros cœur,

je vais Te faire des cadeaux,

je vais t’offrir des fleurs avec papa,

je Te ferai un dessin très beau avec un cœur,

je veux Te faire une étoile filante,

je vais penser toujours à Toi.



« Je t’aime jusqu’au petit Jésus ! »  

(Mon fils Baptiste quand il me dit qu’il m’aime).

 

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12 mai 2010 3 12 /05 /mai /2010 19:20
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26 avril 2010 1 26 /04 /avril /2010 11:05

Pardonne-moi-Seigneur--parousie.over-blog.fr.jpg



Prière de pardon et de conversion

 

Père Céleste, je sais que j’ai désobéi à Tes Lois et que mes péchés m’ont séparé de Toi. J’en suis sincèrement attristé et je désire maintenant me détourner de ma vie passée de péchés et me tourner vers Toi. S’il te plaît, pardonne-moi et aide-moi à m’éloigner du péché. Je crois que Ton Fils Jésus-Christ est mort pour mes péchés, qu’Il est Ressuscité des morts, qu’Il est Vivant et qu’Il entend ma prière. J’invite Jésus à devenir le Seigneur de ma vie et à régner dorénavant dans mon cœur. Merci d’envoyer Ton Saint-Esprit pour m’aider à T’obéir et faire Ta Volonté pour le reste de ma vie. Je T'en prie au Nom de Jésus. Amen.

 

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4 avril 2010 7 04 /04 /avril /2010 01:41

Jesus-Ressuscite.jpg

 

 

 

Hymne au Christ


Verbe incréé ! source féconde

De justice et de liberté !

Parole qui guéris le monde !

Rayon vivant de vérité !

Est-il vrai que ta voix d'âge en âge entendue,

Pareille au bruit lointain qui meurt dans l'étendue,

N'a plus pour nous guider que des sons impuissants ?

Et qu'une voix plus souveraine,

La voix de la parole humaine,

Étouffe à jamais tes accents ?

 

Mais la raison c'est toi ! mais cette raison même

Qu'était-elle avant l'heure où tu vins l'éclairer ?

Nuage, obscurité, doute, combat, système,

Flambeau que notre orgueil portait pour s'égarer !

 

Le monde n'était que ténèbres,

Les doctrines sans foi luttaient comme des flots,

Et trompé, détrompé de leurs clartés funèbres,

L'esprit humain flottait noyé dans ce chaos ;

L'espérance ou la peur, au gré de leurs caprices,

Ravageaient tour à tour et repeuplaient les cieux,

La fourbe s'engraissait du sang des sacrifices,

Mille dieux attestaient l'ignorance des dieux !

Fouillez les cendres de Palmyre,

Fouillez les limons d'Osiris

Et ces panthéons où respire

L'ombre fétide encor de tous ces dieux proscrits !

Tirez de la fange ou de l'herbe,

Tirez ces dieux moulés, fondus, taillés, pétris,

Ces monstres mutilés, ces symboles flétris,

Et dites ce qu'était cette raison superbe

Quand elle adorait ces débris !

 

Ne sachant plus nommer les exploits ou les crimes,

Les noms tombaient du sort comme au hasard jetés,

La gloire suffisait aux âmes magnanimes,

Et les vertus les plus sublimes

N'étaient que des vices dorés !

 

Tu parais ! ton verbe vole,

Comme autrefois la parole

Qu'entendit le noir chaos

De la nuit tira l'aurore,

Des cieux sépara les flots

Et du nombre fit éclore

L'harmonie et le repos !

Ta parole créatrice

Sépare vertus et vice,

Mensonges et vérité ;

Le maître apprend la justice,

L'esclave la liberté ;

L'indigent le sacrifice,

Le riche la charité !

Un Dieu créateur et père,

En qui l'innocence espère,

S'abaisse jusqu'aux mortels !

La prière qu'il appelle

S'élève à lui libre et belle

Sans jamais souiller son aile

Des holocaustes cruels !

Nos iniquités, nos crimes,

Nos désirs illégitimes,

Voilà les seules victimes

Qu'on immole à ses autels !

L'immortalité se lève

Et brille au-delà des temps ;

L'espérance, divin rêve,

De l'exil que l'homme achève

Abrège les courts instants ;

L'amour céleste soulève

Nos fardeaux les plus pesants ;

Le siècle éternel commence,

Le juste a sa conscience,

Le remords son innocence,

L'humble foi fait la science

Des sages et des enfants !

Et l'homme qu'elle console

Dans cette seule parole

Se repose deux mille ans !

 

Et l'esprit éclairé par tes lois immortelles,

Dans la sphère morale où tu guidas nos yeux,

Découvrit tout à coup plus de vertus nouvelles

Que, le jour où d'Herschell le verre audacieux

Porta l'oeil étonné dans les célestes routes,

Le regard qui des nuits interroge les voûtes

Ne vit d'astres nouveaux pulluler dans les cieux !

 

Non, jamais de ces feux qui roulent sur nos têtes,

Jamais de ce Sina qu'embrasaient les tempêtes,

Jamais de cet Horeb, trône de Jehova,

Aux yeux des siècles n'éclata

Un foyer de clarté plus vive et plus féconde

Que cette vérité qui jaillit sur le monde

Des collines de Golgotha !

 

L'astre qu'à ton berceau le mage vit éclore,

L'étoile qui guida les bergers de l'aurore

Vers le Dieu couronné d'indigence et d'affront,

Répandit sur la terre un jour qui luit encore,

Que chaque âge à son tour reçoit, bénit, adore,

Qui dans la nuit des temps jamais ne s'évapore,

Et ne s'éteindra pas quand les cieux s'éteindront !

 

Ils disent cependant que cet astre se voile,

Que les clartés du siècle ont vaincu cette étoile ;

Que ce monde vieilli n'a plus besoin de toi !

Que la raison est seule immortelle et divine,

Que la rouille des temps a rongé ta doctrine,

Et que de jour en jour de ton temple en ruine

Quelque pierre en tombant déracine ta foi !

 

Ô Christ! Il est trop vrai! ton éclipse est bien sombre ;

La terre sur ton astre a projeté son ombre ;

Nous marchons dans un siècle où tout tombe à grand bruit.

Vingt siècles écroulés y mêlent leur poussière,

Fables et vérités, ténèbres et lumière,

Flottent confusément devant notre paupière,

Et l'un dit : C'est le jour! et l'autre : C'est la nuit !

 

Comme un rayon du ciel qui perce les nuages,

En traversant la fange et la nuit des vieux âges,

Ta parole a subi nos profanations !

L'oeil impur des mortels souillerait le jour même !

L'imposture a terni la vérité suprême,

Et les tyrans, prenant ta foi pour diadème,

Ont doré de ton nom le joug des nations !

 

Mais, pareille à l'éclair qui tombant sur la terre

Remonte au firmament sans qu'une ombre l'altère,

L'homme n'a pu souiller ta loi de vérité !

L'ignorance a terni tes lumières sublimes,

La haine a confondu tes vertus et nos crimes,

Les flatteurs aux tyrans ont vendu tes maximes ;

Elle est encor justice, amour et liberté !

 

Et l'aveugle raison demande quels miracles

De cette loi vieillie attestent les oracles !

Ah! le miracle est là permanent et sans fin !

Que cette vérité par ces flots d'impostures,

Que ce flambeau brillant par tant d'ombres obscures,

Que ce verbe incréé par nos lèvres impures

Ait passé deux mille ans et soit encor divin !

 

Que d'ombres, dites-vous! - Mais, ô flambeau des âges,

Tu n'avais pas promis des astres sans nuages !

L'oeil humain n'est pas fait pour la pure clarté !

Point de jour ici-bas qu'un peu d'ombre n'altère ;

De sa propre splendeur Dieu se voile à la terre,

Et ce n'est qu'à travers la nuit et le mystère

Que l'oeil peut voir le jour, l'homme la vérité !

 

Un siècle naît et parle, un cri d'espoir s'élève ;

Le genre humain déçu voit lutter rêve et rêve,

Système, opinions, dogmes, flux et reflux ;

Cent ans passent, le temps comme un nuage vide

Les roule avec l'oubli sous son aile rapide,

Quand il a balayé cette poussière aride

Que reste-t-il du siècle ? un mensonge de plus!

 

Mais l'ère où tu naquis, toujours, toujours nouvelle,

Luit au-dessus de nous comme une ère éternelle ;

Une moitié des temps pâlit à ce flambeau,

L'autre moitié s'éclaire au jour de tes symboles,

Deux mille ans, épuisant leurs sagesses frivoles,

N'ont pas pu démentir une de tes paroles,

Et toute vérité date de ton berceau !

 

Et c'est en vain que l'homme, ingrat et las de croire,

De ses autels brisés et de son souvenir

Comme un songe importun veut enfin te bannir ;

Tu règnes malgré lui jusque dans sa mémoire,

Et, du haut d'un passé rayonnant de ta gloire,

Tu jettes ta splendeur au dernier avenir !

Lumière des esprits, tu pâlis, ils pâlissent !

Fondement des états, tu fléchis, ils fléchissent !

Sève du genre humain, il tarit si tu meurs !

Racine de nos lois dans le sol enfoncée,

Partout où tu languis on voit languir les moeurs,

Chaque fibre à ton nom s'émeut dans tous les coeurs,

Et tu revis partout, jusque dans la pensée,

Jusque dans la haine insensée

De tes ingrats blasphémateurs !

 

Phare élevé sur des rivages

Que le temps n'a pu foudroyer,

Les lumières de tous les âges

Se concentrent dans ton foyer !

Consacrant l'humaine mémoire,

Tu guides les yeux de l'histoire

Jusqu'à la source d'où tout sort !

Les sept jours n'ont plus de mystère,

Et l'homme sait pourquoi la terre

Lutte entre la vie et la mort !

 

Ton pouvoir n'est plus le caprice

Des démagogues ou des rois ;

Il est l'éternelle justice

Qui se réfléchit dans nos lois !

Ta vertu n'est plus ce problème,

Rêve qui se nourrit soi-même

D'orgueil et d'immortalité !

Elle est l'holocauste sublime

D'une volonté magnanime

A l'éternelle volonté !

 

Ta vérité n'est plus ce prisme

Où des temps chaque erreur a lui,

L'éclair qui jaillit du sophisme

Et s'évanouit avec lui !

Rayon de l'aurore étemelle,

Pure, féconde, universelle,

Elle éclaire tous les vivants ;

Sublime égalité des âmes,

Pour les sages foudres et flammes,

Ombre et voile à l'oeil des enfants !

 

Aliment qui contient la vie,

Chaleur dont le foyer est Dieu,

Germe qui croît et fructifie,

Ton verbe la sème en tout lieu !

Vérité palpable et pratique,

L'amour divin la communique

De l'oeil à l'oeil, du coeur au coeur !

Et sans proférer de paroles,

Des actions sont ses symboles,

Et des vertus sont ta splendeur !

 

Chaque instinct à ton joug nous lie,

L'homme naît, vit, meurt avec toi.

Chacun des anneaux de sa vie,

Ô Christ, est rivé par ta foi !

Souffrant, ses pleurs sont une offrande,

Heureux, son bonheur te demande

De bénir sa prospérité ;

Et le mourant que tu consoles

Franchit armé de tes paroles

L'ombre de l'immortalité !

 

Tu gardes quand l'homme succombe

Sa mémoire après le trépas,

Et tu rattaches à la tombe

Les liens brisés ici-bas ;

Les pleurs tombés de la paupière

Ne mouillent plus la froide pierre ;

Mais, de ces larmes s'abreuvant,

La prière, union suprême,

Porte la paix au mort qu'elle aime,

Rapporte l'espoir au vivant !

 

Prix divin de tout sacrifice,

Tout bien se nourrit de ta foi !

De quelque mal qu'elle gémisse,

L'humanité se tourne à toi !

Si je demande à chaque obole,

À chaque larme qui console,

À chaque généreux pardon,

À chaque vertu qu'on me nomme :

En quel nom consolez-vous l'homme ?

Ils me répondent : En son nom !

 

C'est toi dont la pitié plus tendre

Verse l'aumône à pleines mains,

Guide l'aveugle, et vient attendre

Le voyageur sur les chemins !

C'est toi qui, dans l'asile immonde

Où les déshérités du monde

Viennent pour pleurer et souffrir,

Donne au vieillard de saintes filles,

À l'enfant sans nom des familles,

Au malade un lit pour mourir !

 

Tu vis dans toutes les reliques,

Temple debout ou renversé,

Autels, colonnes, basiliques,

Tout est à toi dans le passé !

Tout ce que l'homme élève encore,

Toute demeure où l'on adore,

Tout est à toi dans l'avenir !

Les siècles n'ont pas de poussière

Les collines n'ont pas de pierre

Qui ne porte ton souvenir !

 

Enfin, vaste et puissante idée,

Plus forte que l'esprit humain,

Toute âme est pleine, est obsédée,

De ton nom qu'elle évoque en vain !

Préférant ses doutes funèbres,

L'homme amasse en vain les ténèbres,

Partout ta splendeur le poursuit !

Et, comme au jour qui nous éclaire,

Le monde ne peut s'y soustraire

Qu'en se replongeant dans la nuit !

 

Et tu meurs ? Et ta foi dans un lit de nuages

S'enfonce pour jamais sous l'horizon des âges,

Comme un de ces soleils que le ciel a perdus,

Dont l'astronome dit : C'était là qu'il n'est plus !

Et les fils de nos fils dans les lointaines ères

Feraient aussi leur fable avec tes saints mystères !

Et parleraient un jour de l'homme de la croix

Comme des dieux menteurs disparus à ta voix,

De ces porteurs de foudre ou du vil caducée,

Rêves dont au réveil a rougi la pensée ?

Mais tous ces dieux, ô Christ ! n'avaient rien apporté

Qu'une ombre plus épaisse à notre obscurité !

Mais, du délire humain lâche et honteux symbole,

Ils croulèrent d'eux-même au bruit de ta parole ;

Mais tu venais asseoir sur leur trône abattu

Le Dieu de vérité, de grâce et de vertu !

Leurs lois se trahissaient devant les lois chrétiennes !

Mais où sont les vertus qui démentent les tiennes ?

Pour éclipser ton jour quel jour nouveau paraît ?

Toi qui les remplaças, qui te remplacerait ?

 

Ah! qui sait si cette ombre où pâlit ta doctrine

Est une décadence - ou quelque nuit divine,

Quelque nuage faux prêt à se déchirer,

Où ta foi va monter et se transfigurer,

Comme aux jours de ta vie humaine et méconnue

Tu te transfiguras toi-même dans la nue,

Quand, ta divinité reprenant son essor,

Un jour sorti de toi revêtit le Thabor,

Dans ton vol glorieux te balança sans ailes,

Éblouit les regards des disciples fidèles,

Et, pour les consoler de ton prochain adieu,

Homme prêt à mourir, te montra déjà Dieu ?

 

Oui! de quelque faux nom que l'avenir te nomme

Nous te saluons Dieu ! car tu n'es pas un homme !

L'homme n'eût pas trouvé dans notre infirmité

Ce germe tout divin de l'immortalité,

La clarté dans la nuit, la vertu dans le vice,

Dans l'égoïsme étroit la soif du sacrifice !

Dans la lutte la paix, l'espoir dans la douleur,

Dans l'orgueil révolté l'humilité du coeur,

Dans la haine l'amour, le pardon dans l'offense,

Et dans le repentir la seconde innocence !

Notre encens à ce prix ne saurait s'égarer

Et j'en crois des vertus qui se font adorer !

 

Repos de notre ignorance,

Tes dogmes mystérieux

Sont un temple à l'espérance

Montant de la terre aux cieux !

Ta morale chaste et sainte

Embaume sa pure enceinte

De paix, de grâce et d'amour,

Et l'air que l'âme y respire

A le parfum du zéphyre

Qu'Éden exhalait un jour !

 

Dès que l'humaine nature

Se plie au joug de ta foi,

Elle s'élève et s'épure

Et se divinise en toi!

Toutes ses vaines pensées

Montent du coeur, élancées

Aussi haut que son destin ;

L'homme revient en arrière,

Fils égaré de lumière

Qui retrouve son chemin !

 

Les troubles du coeur s'apaisent,

L'âme n'est qu'un long soupir ;

Tous les vains désirs se taisent

Dans un immense désir !

La paix, volupté nouvelle,

Sens de la vie éternelle,

En a la sérénité !

Du chrétien la vie entière

N'est qu'une longue prière,

Un hymne en action à l'immortalité !

 

Et les vertus les plus rudes

Du stoïque triomphant

Sont les humbles habitudes

De la femme et de l'enfant !

Et la terre transformée

N'est qu'une route semée

D'ombrages délicieux,

Où l'homme en l'homme a son frère !

Où l'homme à Dieu dit : Mon père !

Où chaque pas mène aux cieux !

 

O toi qui fis lever cette seconde aurore,

Dont un second chaos vit l'harmonie éclore,

Parole qui portais, avec la vérité,

Justice et tolérance, amour et liberté !

Règne à jamais, ô Christ, sur la raison humaine,

Et de l'homme à son Dieu sois la divine chaîne !

Illumine sans fin de tes feux éclatants

Les siècles endormis dans le berceau des temps !

Et que ton nom, légué pour unique héritage,

De la mère à l'enfant descende d'âge en âge,

Tant que l'oeil dans la nuit aura soif de clarté,

Et le coeur d'espérance et d'immortalité !

Tant que l'humanité plaintive et désolée

Arrosera de pleurs sa terrestre vallée,

Et tant que les vertus garderont leurs autels,

Ou n'auront pas changé de nom chez les mortels !

Pour moi, soit que ton nom ressuscite ou succombe,

O Dieu de mon berceau, sois le Dieu de ma tombe !

Plus la nuit est obscure et plus mes faibles yeux

S'attachent au flambeau qui pâlit dans les cieux ;

Et quand l'autel brisé que la foule abandonne

S'écroulerait sur moi !... temple que je chéris,

Temple où j'ai tout reçu, temple où j'ai tout appris,

J'embrasserais encor ta dernière colonne,

Dussé-je être écrasé sous tes sacrés débris !

 


Source : "Harmonies poétiques et religieuses", Livre troisième,

V. "Hymne au Christ", Alphonse de Lamartine, 1830.

 


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Published by Patrick Parousie - dans Réflexions
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